Ricognizione Giovani
di Marina De Stasio

(Testo critico per la mostra “Ricognizione Giovani”, Centro Culturale, Rondò Ottanta, Sesto S. Giovanni, Milano, 1990)



Le immagini inserite che emergono dal fondo nero delle tele di Nata sembrano giungere a noi da molto lontano, da una gran distanza nello spazio o nel tempo, da un lungo viaggio: un paesaggio, un albero, una forma, qualcosa che rimane, segno residuo e vitale di tutto ciò che nel mondo continuamente va perduto, scompare per sempre o si trasforma in altro da sé. “Relicta” si chiamavano i resti, i brandelli di realtà che apparivano nei dipinti di Nata esposti allo Studio Cannaviello nel 1985: c’era un riferimento alla sua patria friulana devastata dal terremoto, il senso di una tenace, eroica resistenza. Nella pittura recente, a cui è dedicata questa mostra, c’è una luce più viva, colori più teneri e preziosi, l’oro, il verde, il rosa antico; una nuova linfa scorre negli steli e nei petali dei fiori, ma la continuità con l'opera precedente si avverte, oltre che nella qualità della pittura, in questo senso di resistenza. Nella testimonianza di ciò che rimane, resistendo alla distruzione ben più vasta e irrimediabile che il tempo opera sia sulle creature vive sia sulle cose inanimate; di ciò che sopravvive alla devastazione che la solitudine, l’incomprensione, l’indifferenza dell’altro portano nell’umano sentire.

L’immagine che sta al centro dei quadri di Nata appare quindi filtrata dalla memoria o forse solo sognata; ma il sogno, poi, che altro è se non la memoria dei fatti dimenticati? L'inconscio che altro è se non il deposito dei ricordi, del tempo che rifiuta di lasciarsi consumare e cancellare? Da questa distanza, da questa profondità affiora alla superficie un’immagine che può essere quella di un bosco dove lo strato di foglie cadute sul terreno è segno di morte e rinascita, decomposizione e rinnovamento. La metamorfosi come passaggio dall’uno all’altro regno della natura, come transizione dal mentale al fisico, dal naturale all’idea e viceversa è il tema di fondo di questa pittura: ogni composizione richiede una lettura complessa, a più livelli, l’interno può rivelarsi un esterno, la corolla di un fiore può essere la testa minacciosa di un animale selvaggio oppure il globo perlaceo della luna, levata in alto da una materia impalpabile, fatta di niente.

Che cosa vuol dire essere artista moderno, ma non seguace delle mode? Significa andare avanti sulla strada indicata dai grandi maestri che ti precedono e ti accompagnano, ma indicata anche dalla tua personalità, dal tuo pensare e sentire. Se teniamo questo come criterio, ed è l'unico che valga, vediamo la modernità della pittura di Nata in rapporto con le esperienze artistiche più importanti delle generazioni immediatamente precedenti: da un lato l’esperienza italiana e internazionale della pittura “informale”, per la libertà espressiva, per il legame stretto e necessario tra emozione e gesto pittorico; dall’altro, ma con esso sempre interconnessa, la riflessione su tematiche essenziali, che ha portato molti artisti a interpretare poeticamente l’immagine, a colorirla e animarla del loro più intenso e intimo sentire. In questo senso la pittura di Nata va avanti sulla strada indicata, tra gli altri, da Giacometti, Bacon, Sutherland, ma con profonde differenze e innovazioni, legate alla sua diversa personalità e anche alla diversa epoca in cui viviamo: una visione, anzitutto, meno drammatica, sofferta, pessimista, più aperta alla speranza, all’attesa; una maggiore libertà e fantasia nel distaccarsi dal reale, nel fondere il mondo visibile con il mondo delle idee, il naturale con il mentale. La componente mentale, potremmo anche dire concettuale, è quella determinante nell’insieme dell’opera; da cui derivano il mondo nuovo di concepire lo spazio, libero da schemi visivi; la luce tutta interiore, generata dalle tenebre. In alcuni dipinti forme geometriche ritagliano uno spazio rettangolare o, più spesso HYPERLINK "mailto:, circolare nel ner" , circolare nel nero della tela, dando la sensazione di un quadro nel quadro o di uno specchio nello specchio; a volte la materia dilaga dall’uno all’altro quadro, da quello reale a quello immaginario, superando i confini tra finzione e realtà, come da sempre gli artisti sognano di fare.

La ricerca di Nata sembra volta ad individuare il principio non naturale ma mentale del mondo organico. A volte sontuosa, barbarica, a volte più spoglia ed essenziale, la sua pittura tende sempre alla purificazione, alla sublimazione: negli artisti più attuali la materia pittorica, benché sensibile ed espressiva, non è densa, grumosa com'era quella degli artisti informali degli anni Cinquanta e Sessanta, tende ad una sempre maggiore pulizia e leggerezza; la pittura di Nata, in particolare, si fa sempre più magra, rarefatta, aerea, tende a salire a volte quasi a svaporare verso l’alto. I sentimenti, le emozioni, le idee si mescolano per potersi distinguere, si confondono per potersi riconoscere, riseparare; tendono a formare nuovi composti, nuove realtà, ad unire ciò che sembra inconciliabile ed a separare ciò che sembra indissolubilmente unito. Anche questa pittura discende nelle profondità dell’inconscio e ne risale, ma l’inconscio non vi appare tanto come luogo di pulsioni torbide e inconfessabili quanto come luogo di conoscenza, di difficile, complessa verità. L'universo è circolare, ma anc HYPERLINK "mailto:he l'io è una realt" he l'io è una realtà circolare, conclusa: i cerchi che costituiscono un tema ricorrente in questi dipinti sono cellula o corpo celeste, l'immensamente piccolo e l'immensamente grande, l'atomo e l'universo; il mondo della pittura di Nata spazia dalla fisica alla biologia, dall'atomo alla cellula viva, dalla frammentazione che consegue ad un'esplosione atomica alla ricomposizione di un sistema di equilibri, di rapporti tra infiniti movimenti circolari.

“Assistiamo a una riprova silenziosa e lancinante di come la pulsione a vivere sia, nel cosmo, ineliminabile": già nel 1985 Giovanni Testori aveva colto questo elemento centrale, portante della poetica di Nata, la pulsio HYPERLINK "mailto:ne di vita che" ne di vita che impedisce che il passato sia morto per sempre; che determina il divenire delle cose, lega il passato al presente e insieme li proietta nel futuro, nonostante tutto. Questa pittura di Nata, che sembra a volte intenta ad ascoltare la voce della luna, rende conto dell’inquietante mutevolezza, della frammentazione del reale, ma tende al tempo stesso a ritrovare, a ricostruire l’unità dell’essere; e testimone del mistero, ma al tempo stesso lotta per superarlo; per risalire da un dubbio fecondo e vitale alla scoperta di verità salde e sicure.

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