Nata
di Elena Londero

(Articolo per la rivista “Juliet”, 2005)



Nata è sicuramente un artista versatile, che si è sempre dimostrato interessato ad indagare nuove direzioni artistiche confermandosi, in tutti i suoi lavori, pittore puro, con un’innata e rara capacità di gestire colori e segni. E’ in questo complesso intreccio di esplorazioni stilistiche e analisi interiore, variamente espresso da un punto di vista formale, che Nata ha sempre condotto la propria esperienza di artista, approdata, negli ultimi lavori, a una dimensione totalmente astratta e spirituale. Uno spazio a-temporale per il cui raggiungimento è stato prima necessario esaurire e rielaborare vari e articolati passaggi.
Ideale punto di partenza, riconducibile ai primi anni d’attività, quello dei laceranti e sofferti Relicta, dove ogni massa informe e in disfacimento, ogni colore era permeato da una pesante e ineliminabile tragicità esistenziale. Lentamente risoltasi, prima in nature morte sempre meno drammatiche, con il colore che gradualmente tendeva a schiarirsi, a vivacizzarsi, assumendo nuovi significati. In seguito, e salvo rare eccezioni, ogni soggetto e ogni accenno di figurazione ha finito con lo sfumare in forme sempre più sintetizzate, matissiane, dove si rivelava centrale il senso del movimento, e l’importanza, sempre più ampia, rivestita dal colore.  Stesure cromatiche compatte e pure, definite da contorni netti e puliti. Oppure, successivamente, larghe pennellate non omogenee, dai bordi sfumati e sporchi. Particolari non fondamentali, che potevano alternarsi senza creare elementi di disturbo.

Continuando su questo percorso Nata, negli ultimi anni, si è sempre più immerso nell’incantevole universo dei segni significanti, contenenti già in sè la suggestiva capacità di comunicare, o anche solamente evocare, sensazioni ed emozioni. Le nitide e stilizzate figure danzanti hanno così mutato ancora sembianze, trasformandosi prima in semplici forme fitomorfe – accenni di steli, fiori, foglie – per poi sfociare, dopo un’ulteriore sintetizzazione, a una condizione completamente non-figurativa.
Essenziale per la riuscita di questa ricerca, dagli esiti sempre più introspettivi, si è dimostrata l’istintività dell’atto creativo, mai frenato da pause riflessive o, ancor meno, da filtri concettuali. E questo al fine di mantenere inalterata, senza sciuparla in alcun modo, una sensazione o una visione che, se analizzata prima di essere espressa sulla tela, correrebbe il rischio di svanire e dissolversi in un solo istante. Concepire la pittura in questo modo implica, ovviamente, anche un’esecuzione rapida, talvolta anche disordinata e caotica dove i colori, le tele o, come nell’ultimo periodo, le carte possono facilmente sovrapporsi fra di loro, coesistendo all’interno di un modo di procedere mai ristretto a un’unica e singola opera e che rifiuta qualsiasi organizzazione razionale e premeditata.
E’, inutile dirlo, un modo di dipingere molto congeniale a questo artista, per il quale l’immediatezza del gesto creativo ha ormai trovato la sua perfetta soluzione formale nell’espressività dei segni astratti, nel tempo divenuti sempre più dinamici.

In questa lunga evoluzione stilistica un discorso a parte lo merita l’uso del nero, l’unico colore/non-colore che non manca mai nelle opere di Nata e che riveste una funzione unica e particolare. Inizialmente era la tinta degli sfondi, sempre compatti, cupi e impenetrabili.  Poi l’inversione, con il fondale che si apriva completamente alle altre cromie e il nero che andava a identificarsi con il segno. Prima quello delle silhouette delle figure astratte e poi, negli ultimi anni, divenendo la sola tinta con cui realizzare linee e tratteggi. Il nero è, dunque, un nodo centrale della pittura di questo artista, sorta di filtro tra chi guarda l’opera e il mondo dei colori che, dietro di lui, si stende sulla tela. Nata riesce, anche quando lo stende con ampie pennellate, a infondergli un’inaspettata leggerezza. Il nero muta, dando la sensazione visiva di poter assumere un’infinita quantità di gradazioni, a seconda dei colori cui si accosta.

Recentemente, nelle Carte, assistiamo a un nuovo sviluppo, con questa tinta che lascia spazio anche in primo piano ad altre cromie, condividendone gli spazi. Il senso del movimento è più accentuato che mai, con curve, linee e spirali nere e giochi di colore che si avvicendano in maniera articolata e, soprattutto, molto decorativa.
Tutto ciò che prima era ampio, largo ed essenziale pare essersi tramutato, nelle Carte, in un repertorio infinito di segni guizzanti, capaci, con la loro forza espressiva, di entrare in competizione, confondendolo e mimetizzandolo, anche con il nero. Sono opere che ricordano la musica, dove centinaia di suoni diversi si susseguono, in un fluire naturale e ininterrotto. Qui accade con i rosa, i verdi, i blu e – pare giusto utilizzare il plurale - i neri.
E’ una fase vitale e positiva, dove l’artista ha trovato una dimensione puramente e profondamente pittorica. Sempre caratterizzata da una straordinaria libertà espressiva.

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